Questa signora, distrutta dal dolore,
mi chiede se perdonare o no il tradimento del marito.
Durante il consulto le dico la verità, ovviamente.
Ma cerco di farlo nel modo più delicato possibile.
Perché dire la verità è importante.
Ma saperla dire… lo è ancora di più.
Le spiego che, da ciò che emerge,
non sembra che quest’uomo abbia smesso di tradirla.
Lei, con grande dolore,
conferma.
Non è facile trovarsi davanti a una persona così ferita.
Così umiliata.
E cercare di spiegare i “perché” che emergono dalle carte.
Ma una cosa voglio dirla, sul perdono.
Tutti dicono che perdonare libera.
Che fa bene.
Che serve più a te che all’altro.
Ed è vero.
Ma io credo anche questo:
per perdonare davvero,
serve almeno un segnale.
Un cambiamento.
Un po’ di pentimento.
E il pentimento non è una parola.
È un comportamento.
È il non ripetere ciò che ha fatto male.
La strada del perdono
non è semplice.
Non è veloce.
Non è scontata.
Chi è stato tradito lo sa.
Ci si torna sopra.
Ancora e ancora.
Perché il bisogno di capire
è enorme.
E le parole, spesso,
non bastano a chiudere la ferita.
Un tradimento si può perdonare col tempo.
A volte sì.
A volte no.
Perché ognuno ha il suo modo,
la sua forza,
i suoi tempi.
E tutto questo
merita rispetto.
Ma perdonare qualcuno
che continua a ferirti,
che non cambia,
che nemmeno prova a nascondersi…
non è amore.
È sofferenza che si accetta.
Il perdono è qualcosa di alto.
Di profondo.
Doniamolo a chi lo riconosce.
A chi si mette in discussione.
A chi prova davvero a capire.
Perdonate chi porta fatti,
non solo parole.
E forse, prima di tutto,
perdonate voi stessi.
Per aver permesso
che qualcosa si spegnesse.
Parlate.
Fatevi aiutare.
Guardate dentro voi stessi
e dentro la relazione.
Solo così si può capire una cosa
se perdonare significa restare…
o avere il coraggio di andare via.
Tarocchi di Silvia